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Laris Pulenas
Per le informazioni relative a questo spettacolo, consultare il sito www.larispulenas.it
 
ANITO E GARIBALDA

ANITO E GARIBALDA
Lo spettacolo della realtà
Una commedia da ridere contro i reality da piangere

Il reality, che noi italianizziamo in realiti, nasce alla fine degli anni novanta dalla mente dell’olandese John De Mol (da cui Endemol, una delle più importanti reti di società televisive nel campo dell’intrattenimento) che sforna il formato del Grande Fratello e con questo invade il mondo mettendo in moto inesorabilmente la subcultura televisiva. Nulla si ferma davanti al Grande Fratello e alla Tv spazzatura e guardona, che dichiara vero quello che vero e autentico non è affatto. Quello che è veramente una finzione assoluta, preparata e stabilita meticolosamente a tavolino. E', per dirla come direbbe qualcuno, un fottuto simulacro farcito, contrariamente ai fotoromanzi cartacei di cui sembra la continuazione, di volgarità, contumelie e improperi.
Il teatro, grande nemico della televisione, e soprattutto di questa televisione, apparentemente disarmato e povero ma in realtà fortissimo e tenace, non può far altro che attaccarlo e fargli gli sberleffi.
Anito e Garibalda è la prima commedia parodia dei realiti, che regnano incontrastati. La storia si svolge in uno studio cine-televisivo, dove si decide di organizzare un realiti a tema storico e si approfitta delle celebrazioni dell’Unità d’Italia per far ripercorrere agli interpreti il viaggio dei Mille cambiando, come in un gioco, il sesso di quelli che furono i protagonisti storici.
Il tono surreale e grottesco, il tono da iperrealtà tipico dei realiti, rende la commedia divertente e beffarda. Il riferimento comico è, per far capire, al nostro amato Mel Brooks. La morale? La televisione riesce a banalizzare anche la Storia. Anzi forse soprattutto quella.

Si replica a dicembre 2010.
 

CUORI DI DONNA
Cuori di donna racconta la vita delle donne che sono nate, che vivono nel nostro paese. E’ nato dall'idea di creare un archivio di esperienze di vita per poi rappresentarle. E’ uno spettacolo vivo, sempre in divenire, frutto di anni di interviste, colloqui, incontri, a ogni replica si offre rinnovato, arricchito, diverso.
Dalle testimonianze viene fuori l’esistenza non conosciuta, di cui mai si parla, il ‘non-detto’ del nostro vivere interiore, del nostro vivere nel mondo.
Definiamo Cuori di donna uno spettacolo documentario; tuttavia la sua essenza è metafisica, poetica, esemplare. Le testimonianze raccolte sono numerose e ormai "Cuori di donna" si presenta in due parti, che costituiscono due spettacoli distinti. Ogni pièce è preceduta da una breve introduzione, in cui è ripercorso l’incontro e definito il personaggio che si racconta.
La rappresentazione è ugualmente adatta a luoghi convenzionali, come un teatro, all’aperto o al chiuso, o in una stanza.


Prima parte

Est (ricordi di donna rumena);
La Gioietta e la Lorella (due anziane);
Clarissa (una giovane sposa portatrice di handicap);
Ossarina (ovvero perché sto nel cimitero);
La signora ladra;
Carla (L’uomo-donna);
Mio zio (il racconto di una violenza antica);
Quelle che andranno in paradiso (dialogo con una prostituta);
Mamma Roma nel Ventunesimo (prima parte);
Alla donna dopo (ovvero dell'amore delle donne intellettuali).

Seconda parte

Michelina (una donna del Sud);
Cavalletta, o del salto improbabile (una barbona di Bologna);
Anna dei colori (la visione di una pittrice);
Evelina e la politica (una donna del nord che fa politica);
Quando sono nata;
Le ragazze di S. Giovanni (ragazze incontrate in una scuola);
Andrea (La donna-uomo)
La domenica di Caterina Galbusera;
Casa Cielo (Esmeralda vive al sole e al vento);
Mamma Roma nel Ventunesimo (Seconda parte);
Da grande (Dal diario di una ragazza)
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NOSTRA SIGNORA DEI RIFIUTI
scritto e interpretato da Maila Ermini

Una rappresentazione sui rifiuti, quelli che materialmente produciamo ogni giorno, ma anche sul nostro frenetico consumo, che riduce a rifiuto ogni manifestazione, ogni evento della nostra esistenza, riduce a rifiuti persino o forse soprattutto gli esseri umani. Una riflessione filosofica e poetica al tempo stesso sull'impossibilità, per l’uomo contemporaneo, di creare qualcosa di duraturo o di innocuo, con tratti di comicità, ma con il sorriso amaro che sembra essere l’unico praticabile ai nostri giorni.

Tra i personaggi della nostra rappresentazione ci sono i cittadini, che temono o che auspicano l’avvento di un inceneritore, che verrà installato dietro casa loro. Ognuno vorrà dire la sua, ma nessuno sarà disposto a rinunciare alla sua quota di scarti giornalieri. A controllare l’enorme machina, ad ascoltare e dar voce a questo universo di rifiuti, è chiamata una indefinibile Signora.

All'ombra dell'Inceneritore-Minaccia c'è un'umanità che si dibatte, un'Umanità-Rifiuto di cui ci illudiamo di non far parte. In scena tutto è appeso, i pochi oggetti e noi stessi appesi sull'orlo del no, in bilico tra un'accettazione e un diniego, e non solo all'enorme impianto. La nostra 'vita activa' chiassosa è condannata a generare scarti, a vari livelli, a cui si oppone eppure si consegna. C'è una via di uscita, un'altra possibilità? Nel dibattersi dell'umanità rifiutante-rifiutata, incerta sul proprio futuro, perfino Dio, il Sommo Rifiuto, è smarrito e quasi preferisce che si torni a pregare a bassa voce. Anche Lui non sa più dove rifugiarsi, 'rifiutarsi'.

durata 1,20 senza intervallo

Non ci sono scene da montare, ma solo oggetti e vestiti che servono per alcuni personaggi. Adatto anche a spazi non convenzionali
Montaggio 1,30.

 
NOVELLO BELFAGOR
La commedia di Novello Belfagor prende spunto dalla Favola di Machiavelli (più conosciuta come Belfagor Arcidiavolo), dove il diavolo Belfagor viene mandato sulla Terra per verificare come mai gli uomini vadano all'inferno per colpa delle donne. Il Belfagor del Ventunesimo secolo, che per l’occasione si è dato il nome di Novello, accetta nuovamente la proposta, evidentemente dimentico di quello che aveva passato nella precedente “vita”…Questa volta però di donne non ne conosce solo una – e quella sposa -, bensì quattro, e dai nomi promettenti: Topazia, Graziosa, Ubaldina e Zuica.
Topazia è il primo amore, che sposa e da cui divorzia per noia; Graziosa è l’amante, che invano spera di essere sposata e sistemata…Ubaldina è la vergognosa inaspettata passione che lo investa da adulto per una ragazzina; infine, la greca Zuica è la governante dei suoi figli (che sono ben quattro), la quale, materna e sensuale, riscalda il suo cuore affaticato (e non solo)…Ahinoi, il risultato, pur con la dolce variante dei moltiplicatori, non cambia e Novello è costretto a tornare nel suo arroventato locus naturalis per fuggire dalle donne che lo richiamano alle sue responsabilità…Il nostro Belfagor è tutto moderno, tormentato, maldestramente ‘agitato’ dalle donne, che lui non sa come trattare: dall’ultima sua venuta sulla Terra, sono cambiate, almeno –e forse solo – nella forma…Ancora una volta le donne sono la rovina. Il buffo è che a questo giro Belfagor se ne torna malvolentieri – cotto d’amore com’è per la vecchia Zuica – in quel d’inferno.

Non ci sono scene da montare. Può essere rappresentata in spazi non convenzionali. Durata 1 h.

Spazio necessario 6x4.
 
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